venerdì 16 ottobre 2009

Gnu/linux Day 2009



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domenica 11 ottobre 2009

Analisi di una foto: Obama vs Chavez



Il 18 aprile scorso Obama ha incontrato uno storico rivale: il presidente venuezelano Chavez. Un incontro che ha contribuito (tra le mille iniziative) al conferimento del Nobel per la pace al presidente americano.

Quest'estate ho letto un libro:"Perchè mentiamo con gli occhi e ci vergognamo con i piedi" sullo studio del linguaggio non verbale che -perlopiù incosciamente- usiamo tutti i giorni. Osservando questa fotografia mi son subito balzati in mente alcuni particolari, vediamo quali!


1) Obama nella foto si trova sulla nostra sinistra. Questa è una tecnica usata nelle foto ufficiali per mettersi in risalto. Stando alla destra del "compagno di foto" si da l'impressione di controllare la situazione.Si può infatti rimanere composti e far compiere all'altro un movimento non proprio naturale per stringere la mano.

2)Obama ha il braccio destro (quello della stretta di mano) rigido e attaccato al busto. Anche qui vediamo che è Chavez a protendersi per stringere la mano al presidente americano. La mani si incontrano infatti nella metà della foto di Obama, come per dire "Qui comando io, se vuoi qualcosa sei tu che deve venire da me"

3)La stretta di mano "dominante". Obama porta la mano dell'avversario in posizione sottomessa: il palmo di Chavez è rivolto verso l'alto, una sineddoche pratica per il corpo disteso supino. A volte negli incontri ci son piccoli giochi di potere come le strette di mano: chi riesce a portare il proprio palmo verso il basso dimostrerà superiorità. Quando i palmi si trovano entrambi perpendicolari al suolo si ha equilibrio.

4)Questa volta Obama entra nella zona intima di Chavez per prendersi il dono che gli viene offerto (un libro). E' sempre l'americano che comanda entrando nel territorio venuezelano per prendersi ciò che gli spetta.

5)I due sanno di esser "avversari" e quindi non si perdono d'occhio, si studiano e si guardano dritti negli occhi. Segno questo che denota fermezza e autorità, ma anche sfida. Obama ha la testa leggermente sollevata e guarda Chavez dall'alto in basso. Ennesimo sintomo di un desiderio di controllare la situazione.


Con questo che voglio dire? Che Obama è un prevaricatore?
Certo che no! Qui di seguito ci son tante altre foto infatti che dimostrano proprio il contrario di quello che ho detto fin'ora. Quindi attenzione a trarre conclusioni troppo affrettate! L'analisi di un'unica foto è di solito errata! Essa va sempre contestualizzata e confrontata con le altre testimonianze a disposizione.





sabato 10 ottobre 2009

Il semaforo blu


Una volta il semaforo che sta a Milano, in piazza del Duomo fece una stranezza.
Tutte le sue luci, ad un tratto, si tinsero di blu', e la gente non sapeva più come regolarsi.
"Attraversiamo o non attraversiamo? Stiamo o non stiamo?"
Da tutti i suoi occhi, in tutte le direzioni, il semaforo diffondeva l'insolito segnale blu', di un blu' che così blu' il cielo di Milano non era stato mai.
In attesa di capirci qualcosa gli automobilisti strepitavano e strombettavano, i motociclisti facevano ruggire lo scappamento e i pedoni più grassi gridavano:
"Lei non sa chi sono io!"
Gli spiritosi lanciavano frizzi:
"Il verde se lo sarà mangiato il commendatore, per farci una villetta in campagna.
Il rosso lo hanno adoperato per tingere i pesci ai Giardini.
Col giallo sapete che ci fanno? Allungano l'olio d'oliva."
Finalmente arrivò un vigile e si mise in mezzo all'incrocio a districare il traffico. Un altro vigile cercò la cassetta dei comandi per riparare il guasto, e tolse la corrente.
Prima di spegnersi il semaforo blu' fece in tempo a pensare:
"Poveretti! Io avevo dato il segnale di - via libera - per il cielo. Se mi avessero capito, ora tutti saprebbero volare. Ma forse gli è mancato il coraggio."




Stamattina dopo un paio d'ore che giravo per la citta con lo scooter mi son fermato per l'ennesima volta ad un semaforo. Caldo, fretta, stress, traffico, rumori, gas di scarico. Il semaforo è rosso. Aspetto e guardo la luce che ordina perentoriamente di star fermi. Nell'istante in cui il rosso si spegne e ancora il verde non si è acceso un pensiero mi pervade la testa.

Possibile che il semaforo non possa per una volta decidere di illuminarsi di un altro colore?
Possibile che per una volta il racconto di G.Rodari che lessi da piccolo non diventi realtà?
Possibile che il semaforo non dia a me la possibilità di volare?

Immerso nella iperveloce quotidianità degli impegni, a volte un semaforo rosso ferma la mia ossessiva quanto frustrante corsa. Capita allora che il bambino che è in me riaffiora e guardando il cielo di sfondo alla luce rossa spera che per un solo folle istante quel semaforo diventi finalmente blu.